Italià / Italiano

(traductora: Myriam Mereu)

Inondazione

E se non la vedo?
E se affondassi prima di vederla?
Che faccio, eh, che faccio? Apro gli occhi,
e lascio che l’acqua mi entri dai pori?

Affondo e non la vedo.
Giuro che non la vedo.

E s’inonda, va
verso il basso come una brutta cosa
e non la vedo,
posso ben credere che non la vedo,

Muovo le braccia
ma l’acqua m’assorbe
e non la vedo
e non la vedo
e non la vedo e m’assorbe.

E dimmi
cosa devo fare se non mi aspetta
e decide di non apparire
e decide di apparire quando non la vedo più?

E questo è ciò che succede
e non c’è
o non la vedo e se invece c’è mi inganna.

Apro la bocca e lascio che mi entri l’acqua
e se c’è
e non la vedo
che mi porti in salvo dal mare nero
che venga ad aprirmi il petto,
che mi succhi l’acqua
dai polmoni.

Se fa in tempo, se appare.

Millimetri

Non succede nulla, non succede nulla.

le strade non portano da nessuna parte
però non è grave,

non sappiamo neanche nulla del deserto
anche se ci andiamo e lo fotografiamo
e ci comportiamo come se lo conoscessimo
e lo comprendessimo.

Oggi comincia qualcosa.

E ogni volta che comincia qualcosa
è perché prima n’è morta
un’altra per farle posto.

Deportazione

Ci sono cose che mi stanno
sfuggendo dalle mani.

Dalle mani che non ho, intendo.

Dalle mani che scrivo perché siano.
Perché tutto ciò che scrivo un giorno sarà.

Sarà palpabile, intendo.

Palpabile con entrambe le mani
che emergeranno dal doppio fondo
di uno scritto e si faranno verità.

Come tutto ciò che vi spiego
Però che ancora non posso toccare
Perché rispetto
Il castigo di non aver saputo
Lasciar andare per tempo
Un uccello che è morto
Asfissiato tra le mie mani.

E qui mi trovo:
destinata a ricostruirmi
in uno paese estraneo,
imparando a non afferrare, a non possedere,
a non tirarti per la carne.

è perché prima n’è morta

Schiarita

Sentirmi sola per esserne consapevole, che sono viva solo per scontrarmi con tutti voi, però fondermi mai, mai uniti del tutto, mai ci apparterremo per sempre e mai niente fino alla morte. Sentirmi lontana per essere consapevole di questo non-luogo nel quale vivo, senza pareti da decorare, dal quale tra qualche giorno scapperò, dal quale tra poche ore me ne andrò, e bruciare una casa un’altra volta e cambiare nome un’altra volta e fare le valigie un’altra volta e abbandonarvi quando fa buio. Sentirmi quieta per rendermi conto che l’esilio reale è l’interiorità e che la cima è la base e che la montagna che scalo è un circolo vizioso, pieno di pietre, di trappole, di tagli per tutto il corpo. Sentirmi viva e avere la certezza che quando tornerò da dove son partita non mi sentirò come a casa né mi sentirò come prima perché le cose che ora vivo si sommano da tutte le parti ed è campo attraverso il campo di battaglia e le frecce arrivano dove finisce l’orizzonte.